Archivio

In questa pagina voglio condividere tutorial, formule, e tanti altri documenti che ho archiviato durante questi anni e che possono essere utili per la ricerca in campo ceramico.

 

TERRA SIGILLATA

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photo by Joseph Pintz

Si tratta di rivestimenti terrosi sottili, generalmente applicati a crudo, ricavati da argille sedimentarie. La particolarita’ delle terre sigillate e’ che dopo la cottura risultano lucide ma non brillanti, sottilissime, impermeabili come gli smalti, ma senza quell’aspetto vetroso così evidente. L’uso di questa patina vetrificabile era gia’ conosciuta dai greci fin dal VI sec. a.C.: la patina si otteneva mediante peptizzazione di argille sedimentarie molto alcaline, la colorazione della sigillata a vernice rossa spazia in un’ alta gamma di sfumature cromatiche che vanno dall’ arancione chiaro al giallo\rosso molto tenue. Il procedimento di ricoprire il vasellame con vernice di questo tipo lo troviamo in tutto il mondo ellenico; tale tipo di ceramica e’ stata denominata in vario modo a seconda della provenienza.

Il termine terra sigillata, o “vernice” come gli archeologi hanno sempre impiegato per questo tipo di rivestimento, da un punto di vista tecnologico appare improprio, poiche’ la vernice e’ un rivestimento vetroso trasparente mentre in questo caso la vetrificazione e’ parziale e non si raggiunge la trasparenza. In campo tecnologico il termine ritenuto piu’ appropriato e’ dunque “patina”.

Le argille usate per realizzare la patina sono di tipo sedimentario, ferruginose e con scarsa presenza di calcare, certamente quelle più fusibili. Questa viene sottoposta a decantazione, cioe’ dispersa in abbondante acqua e posta in una vasca per molti giorni oppure fatta decantare con l’utilizo di fluidificanti e lasciandola a riposo, da 24 ore a 3 giorn,i dipendendo dalla argilla utilizzata. La formula base per una terra sigillata e’ costituita da 70% di acqua preferibilmente piovana, il 30% di argilla secca e dal 1 al 3% di fluidificante (calgon, silicato di soda, soda solvay, idrossido di sodio o acido cloridico) Nel caso sia fatta decantare naturalmente, le varie frazioni granulometriche dei materiali che compongono l’argilla si depositano in tempi successivi, a partire da quelle piu’ grossolane. E’ cosi’ possibile separare la frazione granulometrica piu’ fine, che resta in sospensione piu’ a lungo. La parte separata differira’ dalla composizione di partenza non solo perche’ piu’ fine, ma anche per la sua composizione chimico-mineralogica.

Ecco qui una ricetta raccomandata dal dipartimento di design della Alfred University:

Acqua                    0-7 lt

Argilla                   300 gr

Silicato di soda    1,5 gr

LA COTTURA

Il manufatto viene sottoposto a monocottura, a una temperatura che si aggira tra i 900 e i 980 gradi. La particolare composizione della patina, piu’ ricca in fondenti rispetto all’impasto, permette al rivestimento di raggiungere una parziale vetrificazione, mentre alla stessa temperatura il corpo rimane poroso.
i Greci e i Romani realizzavano effetti particolari che venivano pero’ ottenuti variando l’atmosfera del forno, riuscendo cosi’ a variare il colore delle superfici, quindi alternando le fasi di cottura riducente e ossidante e finendo la cottura in ambiente ossidante.

Nei forni a combustione, limitando l’afflusso di aria, e quindi di ossigeno, si produce una combustione incompleta che porta alla formazione di gas riducenti come l’ossido di carbonio.
L’ossido di carbonio reagisce con i composti del ferro e la conseguenza di queste reazioni e’ ben visibile perche’, mentre i composti ferrici di partenza erano di colorazione giallo-arancio, quelli ferrosi che si formano sono invece grigio-neri. Un’altra causa di annerimento degli oggetti e’ conseguente alla formazione, in ambiente riducente di particelle di carbonio che si depositano sulla superficie e all’interno della porosita’ degli oggetti infornati. Queste particelle di carbonio possono formarsi sia dall’ossido di carbonio risultante da una combustione incompleta, che dall’introduzione nel forno di sostanze fumogene.

La conduzione del fuoco resta pero’, secondo le testimonianza di svariate esperienze, l’aspetto piu’ importante per ottenere un buon prodotto. L’aumento della temperatura deve essere tenuta sotto controllo, e deve essere sempre progressivo per evitare l’annerimento che potrebbero provocare sostanze fumogene in ambiente riducente. Allo stesso tempo il raffreddamento deve avvenire in maniera lenta e con una buona aerazione della camera di cottura in modo da permettere una completa riossidazione dei manufatti.

L’infornatura deve essere fatta mantenendo i manufatti ben separati in modo che l’aria possa circolare trai pezzi in maniera agevole, e avere un buon tiraggio in modo che le sostanze della combustione possano raggiungere le vie di aereazione facilmente.

Oggi esistono diverse tecniche decorative realizzate con le terre sigillate

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