Parliamo di ceramica (2)

Eccomi con un nuovo post che riguarda il nostro grande articolo “Parliamo di ceramica”. Questi brevi post servono agli allievi per farsi un’idea panoramica e riassuntiva sulla materia alla quale lavorano, quindi in questi articoli parleremo di argille, impasti, cotture, colori, decorazione, modellazione, formatura, ecc ecc!!

Oggi parliamo di impasti, buona lettura!:

 

L’IMPASTO

 

È un’insieme di materie prime correttamente miscelate, queste materie prime si dividono in 3 famiglie:

Argille: Quelle pure sono i caolini che hanno un prezzo elevato e sono di colore bianco una volta cotte perché contengono una bassissima percentuale di ossido di ferro. Servono nella formatura perché permettono che l’impasto stia insieme a causa della loro plasticità, per questo deve avere un certo grado di umidità. In cottura succede la sinterizzazione che conferisce la compattezza dell’impasto

Inerti: Sono principalmente le sabbie (quarzo) che non reagiscono e servono a mantenere la forma in cottura, altrimenti collasserebbe. Servono anche per permettere un ritiro lineare dell’oggetto.

Fondenti:  I feldspati favoriscono la fusione delle argille a temperature industriali accettabili. Le argille como abbiamo citato prima sono silico alluminati che fonderebbero a 2000 gradi, i fondenti creano reazioni eutettiche che aiutano ad abbassare la temperatura di fusione dell’argilla portandola così a una temperatura tra i 900 e i 1300 gradi.

TIPI DI IMPASTI CERAMICI 

Esistono molti tipi di impasti ceramici, vediamo quelli che utilizziamo più spesso nel corso:

Argilla rossa o terracotta: Terra di colore rosso in cotture, cuocente a passa temperatura e con un’alta porosità. Esistono in varie granulometrie e la temperatura massima è di 980 gradi per essere ancora porosa.

Argilla Bianca o terraglia: argille da bassa temperatura, temperatura di biscotto 1000 gradi. Si suddividono in terraglia tenera e terraglia forte, quella tenera serve per realizzare oggetti decorativi, alcuni servizi di piatti, perle, ecc, quella forte serve per creare oggetti più resistenti, ad esempio i sanitari.

Gres: Si presentano in varie colorazioni e granulometrie, dal bianco al beige, rosso, nero, giallo, ecc, e con una granulometria che va dal 0 al 0,8 mm. Sono a pasta compatta, durante la cottura avviene la chiusura dei pori per via delle alte temperature, questo fenomeno si chiama sinterizzazione, che dona compattezza e resistenza meccanica.

Porcellane: Sono di colore bianco o avorio, impasto fine e compatto, traslucide una volta cotte, dure e risonanti. Si compongono da feldspati, caolino e quarzo, cuociono ad alte temperature. Ogni impasto ha la sua temperatura di consolidazione e di fusione,quindi non dobbiamo cuocerle ne al di sotto ne al di sopra della loro temperatura.

Refrattarietà: un’impasto può essere refrattario o semirefrattario, questo dipenderà dalla chamotte contenuta all’interno dell’impasto. La chamotte è biscotto tritato o sabbia, che si aggiungono alla miscela per creare un’impasto più o meno refrattario e quindi più resistenti agli shock termici, più resistenti per quanto riguarda la struttura nella modellazione e ha un aspetto ruvido e più rustico.

 

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INGOBBI

Questa settimana ingobbi! una delle mie tecniche favorite per decorare.

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Gli ingobbi sono un rivestimento terroso realizzato con argilla bianca e un ossido colorante, quindi un colorante o un ossido. Le proporzioni dipenderanno dalla colorazione che si vuole realizzare ma in ogni caso è consigliato non superare il 40% di polvere colorante nella soluzione. Una volta aggiunto il colore va mischiato molto bene per evitare grumi e per assicurarsi che il colore si sia disperso al 100%.

Gli ingobbi vanno applicati per immersione o a pennello e a durezza cuoio per evitare il distacco in cottura.

Gli ingobbi sono una maniera molto versatile ed intuitiva di decorare. In più si può cancellare nel caso il risultato non fosse convincente con una semplice passata di spugna. U’altra caratteristica che amo sfruttare è la facilità di dare un effetto “velato”, cioè passando il pennello più volte sullo stesso colore si ottiene un risultato più carico, se invece passo il pennello bagnato, sfumo il colore.

ecco un esempio:

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Un’altra tecnica sempre da fare con gli ingobbi è quella dello sgraffio, quindi graffiando la superficie appena decorata con una punta possiamo vedere il colore sottostante dove è stato graffiato:

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Attenti a non toccare la superficie con le dita fin quando non sarà asciutto completamente, da secco sarà anche più facile togliere i rimasugli.

Un esempio di utilizzo dell’ingobbio e il graffio e la “graffita veneziana” o “sgraffio”,venivano fatte dalle manifatture Veneziane: brocche, piatti e altri oggetti che potete vedere al museo Ca’ d’ oro nella sezione dedicate alle ceramiche veneziane.

In pratica veniva utilizzata la terra rossa per realizzare gli oggetti, poi ingobbiati di bianco e graffiati. Una volta asciutti venivano biscottati e finalmente decorati con ossidi coloranti e una velatura di cristallina trasparente:

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Un’altra tecnica che si può realizzare è quella della marmorizzazione, cioè dare una prima mano per aspersione di ingobbio bianco, poi prima che si asciughi del tutto dare qualche goccia qua e la di ingobbio colorato, una volta dati girare la ciotola da un lato verso l’altro per ottenere un effetto marmorizzato.

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Inoltre, gli ingobbi possono anche essere usati dai bambini, sono molto facili da utizzare rispetto ad altri rivestimenti ceramici.

Bisogna fare attenzione che l’ingobbio sia adatto per la terra e la temperatura finale di cottura, quindi se abbiamo un ingobbio di argilla bianca potremo cuocerlo a massimo 1000 gradi.

Se vogliamo fare un ingobbio da gres o da porcellana, dovremo farci l’ ingobbio con la stessa argilla che andremo a fare il nostro manufatto. Una volta biscottati i manufatti verranno rivestiti con una cristallina adatta al supporto.

ORA NON VI RESTA CHE SPERIMENTARE!!!

Ci vediamo domani al corso!!

 

 

 

SOTTO CRISTALLINA

Cari allievi, questa settimana un piccolo e riassuntivo post della decorazione sotto vetrina o sotto cristallina.

Come molti di voi sapete la decorazione a pennello, come quella fatta sotto vetrina o sopra smalto (maiolica) non è affatto così semplice,sopratutto quando si tratta di realizzare piccoli e sottili tratti.

La decorazione sotto vetrina è una delle tante tecniche decorative applicate alla ceramica, questa si effettua applicando a pennello il colore  preparato con acqua e colori da decoro artificiali o ossidi coloranti. Questa miscela va mischiata molto bene e ogni volta che il pennello va immerso per via della decantazione ultra veloce che questi colori hanno. Una volta decorato il pezzo va asciugato per qualche minuto e poi immerso in una cristallina trasparente.

Solitamente questa tecnica va effettuata su pezzi bianchi per via della resa del colore, questi colori possono anche mischiarsi a gusto vedendo anche quasi fedelmente il colore finale nel caso dei colori artificiali.

Alcuni TIPS per la buona riuscita del pezzo:

  • Pulisci bene il pezzo prima di decorarlo
  • Assicurati di usare un buon pennello con riserva o a seta lunga, e di tenere il colore sempre alla tua destra (se sei destro).
  • Attenti alle gocce che colano sopra l’oggetto quando il pennello è messo in verticale
  • Mischia sempre il colore prima di applicarlo per avere un colore uniforme
  • Usa un poggia avambraccio per avere più controllo
  • asciuga bene il pezzo prima di immergerlo nella cristallina

Solitamente la cristallina utilizzata è trasparente per avere una miglio resa del colore, nonostante questo possiamo usare cristalline colorate o biscotti colorati per ottenere altri effetti.

Una volta finito il pezzo verrà cotto a 980 gradi, e il disegno dovrebbe rimanere fisso, senza colature.

Ecco a voi alcuni risultati degli allievi utilizzando questa tecnica!

Per dubbi lasciate sotto un commento

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PINCH!

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La tecnica del PINCH è una delle mie tecniche favorite! Perchè? Per che posso fare assolutamente tutto quello che voglio e riesco a vedere il risultato finale della forma abbastanza immediatamente. posso giocare con il segno che lasciano le mie impronte o altri attrezzi sul materiale e decidere alla fine se dare una lisciata o fare una texture a mio piacere, posso anche andare avanti con i colombini, posso incollare anche due pezzi fatti con il Pinch, posso fare oggetti piccoli, medi o grandi con pochissima fatica ma sopratutto E INCREDIBILMENTE RILASSANTE!

Tutto l’articolo qui

Hablemos de ceramica

HABLEMOS DE CERÁMICA

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LAS ARCILLAS

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La arcilla es un término que se refiere a la sedimentación en estratos muy finos de una roca sedimentaria o un suelo constituidos principalmente por silicatos de aluminio hidratados procedentes de la descomposición de rocas que contienen feldspato. Estas rocas son transportadas por el agua o el viento, y en el camino se van descomponiendo junto a otros materiales orgánicos y minerales, creando capas en el suelo, la capa más fina es la arcilla. Presenta distintas coloraciones según las impurezas que contiene, desde el rojo anaranjado hasta el blanco cuando es pura. La principales impurezas son las sales, óxidos y arenas.  El color rojo, una vez bizcochada por ejemplo, es representado por la cantidad de oxido de hierro que contiene, este oxido es difícil de eliminar. Las arcillas se caracteriza por su plasticidad al ser mezclada con agua, más ¨grasas¨ son y más plásticas se presentan, de lo contrario más ¨magras¨ son y más elásticas.  También se caracterizan por su dureza al calentarla por encima de los 800 °C.

Las arcillas grasas son las que poseen una gran plasticidad. Presentan en su constitución una gran concentración de minerales arcillosos y una baja concentración en arenas silíceas. Se moldean con facilidad. Las arcillas magras son las que poseen una baja plasticidad. Son quebradizas y arenosas

Plasticidad: Es lo opuesto a elástico, y es la capacidad de modelarse que tienen las arcillas. Un elástico de caucho por ejemplo es elástico, esto quiere decir que yo le doy una forma tirándolo y el elástico se devuelve a su forma original. Esto pasa también en una arcilla. Cuándo son arcillas muy magras y por lo tanto muy elásticas son difíciles de modelar, es el caso de la porcelana. Las arcillas se pueden ¨arreglar¨ y volverlas más plásticas agregando hidróxido, carbonato o silicato sódico, con cal, oxalato y humus.

LA PASTA CERÁMICA

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Es un conjunto de materias primas oportunamente mezcladas, estas materias primas se dividen en 3 familias: Arcilla: Aquellas puras son los caolinos que tienen un costo más elevado y son de color blanco una vez quemadas, por que continen practicamente nada de oxido de hierro. En cocción sucede la sinterización por lo que se compacta. Inertes: Son principalmente las arenas  (quarzo) che no reaccionan y sirven a mantener la forma en cocción, de lo contrario colapsaría. Sirven también para permitir un encogimiento lineal del objeto. Fundentes: Los feldspatos favorecen la fusión de la arcilla a temperaturas industrialmente aceptables. Las arcillas como citamos antes son silico alluminati que fundirían a 2000°. Los fundentes crean reacciónes eutecticas que ayudan a que la arcilla funda a temperatura entre 900° y 1350°.

TIPOS DE PASTAS CERAMICAS

Existen muchos tipos de pastas cerámicas, veamos las más comúnmente utilizadas Pasta roja, terracotta, mayolica, faenza: Todas son pastas rojas a baja temperatura y alta porosidad. Varias granulometrías, temperatura máxima 980 grados. Pasta blanca, loza fina o inglesa, terraglia: Todas son pastas blancas, de baja temperatura. La temperatura máxima de bizcocho es 1000 grados. Se separan en pasta blanca tierna y fuerte, la tierna es para lozas por ejemplo y la fuerte para sanitarios, etc. Gres: Se presentan en varias coloraciones desde el blanco, al beige al rosa y amarillo, son de pasta compacta y pueden ser revestidas o no y cuece a alta temperatura. En cocción sucede el fenómeno de la greificación que suelda los poros donando mayor resistencia mecánica. Porcelanas: Son de color blanco o avorio, de pasta fina y muy compacta, traslucida una vez cocidas, duras y resonantes. Se componen de feldspato, caolín y quarzo y cuecen a altas temperaturas. Cada pasta tiene su temperatura de consolidación y de fusión, por lo tanto no debemos estar ni por debajo ni por arriba de estos límites. Además las pastas pueden ser refractarias, o semirefractarias, esto dependerá de la chamotte contenida al interno. La chamotte es bizcocho molido o arenas, que se agregan a la mezcla para crear una pasta más o menos refractaria, una pasta con chamotte será más refractaria y por lo tanto más resistente a los cambios de temperatura, más resistente en cuánto a estructura de modelado, y da un aspecto más rústico.

REVESTIMIENTOS CERÁMICOS

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Se dividen en dos tipos, los revestimientos terrosos y los revestimientos vetrosos.

Revestimientos terrosos

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Se aplican comúnmente a dureza cuero, y pueden ser engobes o tierra sigillata. Los engobes son compuestos a base de arcilla y fundentes, que pueden ser colorados con pigmentos u óxidos. Para un mejor manejo se le agrega silicato sódico que mantiene en suspensión las partículas. Se usa líquido y viscoso y se aplica por inmersión, pincel o aspersión. El resultado es una superficie porosa a la cual una vez bizcochada se le aplica un esmalte transparente.

La terra sigillata es un engobe, dejado decantar en una recipiente. Al dejarla decantar se forman generalmente 3 estratos, uno muy pesado, uno ligero y agua, tomando el estrato mas ligero, se obtiene la terra sigillata que trae origen en la antiguedad griega y romana. El termino quiere decir tierra sellada, esto por que la superficie queda sellada y sin porosidad una vez cocida. Además las terras sigilatas vitrifican obteniendo así resultados brillantes.

Revestimientos vetrosos

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Denominados esmaltes, se separan en opacos, mat, y transparentes, últimamente también existe el satinado.

Son revestimientos impermeabilizantes, formados por una parte fundente, una vetrificante y una estabilizante.  Se aplica sobre bizcocho, o en monococción, pueden ser colorados con pigmentos u óxidos, y pueden ser opacos o transparentes.

Esmalte: Cubre completamente el color del bizcocho, gracias a minerales que ayudan a opacar el vidrio. A base vetrosa y fusible a bajas o altas temperaturas.

Esmalte transparente, cristalina, vetrina: Impermeabiliza el objeto pero no cubre el color del bizcocho, se pueden obtener esmaltes transparentes para baja o alta temperatura, y se pueden colorar con pigmentos u óxidos colorantes.

PIGMENTOS Y OXIDOS COLORANTES

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Los pigmentos son compuestos artificiales que donan un color estable a una base vetrosa o terrosa. Hoy en día se utilizan mucho en producciones industriales y artesanales por que te permiten de obtener un color que no varía en el tiempo, y además existen en todos los colores.

Los óxidos colorantes son óxidos minerales que donan un coloración menos estable a un esmalte, el color dependerá mucho de la base que nosotros apliquemos, como es el caso del óxido de cobre que por ejemplo en ambiente alcalino vira a turquesa y en ambiente plúmbico a verde.

REDUCCIÓN Y OXIDACIÓN

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Cuándo se escucha hablar de estos dos términos, hablamos del ambiente de cocción, en un horno se produce calor gracias a la combustión, o gracias al calor que genera la energía eléctrica a través de resistencias.

Existen varios tipos de quemas, pueden estar hechas en horno eléctrico, en horno a gas o leña o simplemente un agujero en el suelo con una fogata arriba…

Dentro de nuestra cámara de cocción se puede formar un ambiente oxidante o una reducción, pero ¿que quiere decir? reducción quiere decir que se reduce el oxigeno osea que el oxigeno no está presente, esto debido a que surge una combustión, y que ésta le roba el espacio al oxigeno de la cámara. El hecho de que no exista oxigeno por ejemplo por que en su lugar hay humo, provoca variación del ambiente y como consecuencia variación de la coloración de la pieza. Tal es el caso por ejemplo de un esmalte trasparente que contiene óxido de cobre, el óxido de cobre en presencia de oxigeno será verde o turquesa dependiendo de su base vetrosa, y en reducción vira a un color cobre, rojizo metálico.

Cabe recordar que para esmaltar un objeto, cualquiera sea la naturaleza de su pasta tiene que estar poroso por lo tanto cocida a temperatura de bizcochado que generalmente va desde 950 a 1000 grados. Esto por que si yo llevo una pieza de gres a 1260 grados por ejemplo, ésta se habrá sellado, y el esmalte no podrá quedar adherido a la superficie por que no hay poros que permitan la absorción de agua.

DECORACIÓN

CUERDASECA

Son realmente muchas las técnicas de decoración que existen pero las más utilizadas son:

Maiolica: Se decora con pinceles con reserva, una superficie esmaltada, generalmente de blanco, cuándo aún el esmalte está crudo, y polvoroso. Los pigmentos se mezclan a un fundente o base vetrosa para que estos puedan penetrar bien en el esmalte. El resultado es una decoración fresca generalmente con amplias pinceladas, aún que antiguamente los maestros hacían retratos realmente impresionantes sobre platos y azulejos. La maiolica es una técnica difícil pero fascinante por su frescura. cuece a 940 grados aprox.

Bajo cubierta: se decora con pinceles o tampones con pigmentos u óxidos directamente sobre el bizcocho, una vez terminado y seco, se le aplica un esmalte trasparente sobre la pieza. El resultado es menos fresco que en la maiolica,  pero es más simple conseguir buenos resultados.

Engobes: Decorar con engobes es una de mis técnicas favoritas por la versatilidad que donan estas tierras coloradas. se utilizan densos o más líquidos dependiendo del efecto que queramos lograr y además es posible hacer relieves, mezclas, y texturas. Los niños se divierten mucho ya que no son productos tóxicos y son muy fáciles de usar.

Con el engobe se pueden realizar variadas técnicas como el sgraffio, el marmorizado, degrades, relieves, y muchos más.

Estas tierras coloradas se aplican cuándo la pieza está a dureza cuero, y se bizcochan a la temperatura normal de bizcochado, luego se aplica sobre la pieza un esmalte trasparente para impermeabilizar la pieza. Para saber más hay un articulo en italiano aquí

Neriage: Es una decoración interesante aún que un poco limitativa, se trata de mezclar tierras coloradas que tengan el mismo coeficiente de encogimiento, se hacen también efectos marmorizados y otros efectos con esta técnica. Se trabaja con pastas de diferentes colores y se van mezclando según cortes específicos que luego se sobreponen y mezclan. Se bizcochan unas vez modelado y se pasa un esmalte trasparente para impermeabilizar el objeto.

Tercer fuego o sobre cubierta: Para esta técnica podemos usar pinceles, tampones o plumas, y aplicar un color especial, que funde a una temperatura de 700 grados apox. Se aplica sobre una pieza cerámica, esto quiere decir que es una pieza esmaltada y terminada, osea sobre una superficie impermeable y cocida como podría ser una taza de café comprada.

Se transfiere un dibujo con una lápiz de mina, y se prepara el color (pigmento y fundente) con un vehículo que ayuda a que el color se adhiera a la superficie, es posible borrar con la ayuda de trementina, y es una buena técnica para hacer detalles muy muy finos. No es una técnica fácil pero si es cómoda por que se puede borrar y por que necesita una cocción final más baja que las demás decoraciones.

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Lustro metálico: Es una técnica muy interesante y utilizada mucho en la antigüedad. Consiste en decorar la pieza y cocerla llevando el ambiente de cocción a reducción, esto hace que los colores se reduzcan virando al metálico, el resultado es una superficie irridescente.

Serigrafía: Pensado para producciones en serie, se crean imágenes en una superficie esmaltada o no a través de una matriz serigráfica. La matriz se compone de una malla de nylon fina, impresa con la ayuda de luz y un gel que reacciona a ésta, dejando así permeables las partes donde la luz no penetra.

La matriz se apoya a la superficie a colorar y gracias a una espátula ancha de goma, se pasa el color solo en la parte permeable dejando así la decoración en la superficie del objeto.

Decalcomanía: A través de calcomanias, producidas con una impresora o manualmente con la técnica de la serigrafía, éstas decalcomanías se adhieren a la superficie con la ayuda de agua y una espátula de goma. En cocción la película de soporte de la decalcomanía desaparece dejando solo el pigmento, que funde con el esmalte. Generalmente se aplica a tercer fuego.

Técnicas alternativas: Son variadas y muchísimas por lo tanto imposible describirlas todas pero puedo nombrar algúnas como Raku, blatic raku, naked raku, raku dolce, pit fire, quema primitiva, buchero etrusco, saggar firing. Se realizan a cielo abierto generalmente en hornos raku, o en fogatas al abierto.

Cuerda seca y otras decoraciones con reserva: Esta técnica permite decorar rellenando áreas con esmalte, pero dejando una barrera entre un color y otro gracias a una reserva o barrera que no permite que el esmalte, en cocción sobrepase ese límite. Para saber más hay un articulo aquí en italiano.

LA CERÁMICA

Y para concluir, se define cerámica un producto terminado, realizado con una pasta cerámica, bizcochado, esmaltado y quemado por segunda vez… luego de tanto trabajo, estudio y sudor, e aquí nuestra cerámica

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BOOKS

Para los que estén empezando recomiendo mucho éste libro Clay and Glazes for the Potter Ceramics Pottery Reference Book Daniel Rhodes CrabbyCats Crabby Cats

Quema horno Raku- Santiago de Chile

EVENTO

Viernes 29 de Mayo

ENCUENTRO HORNO RAKU

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Junto con la ceramista Pilar Claro, estamos organizando un encuentro para realizar una quema en horno Raku.

Lo que queremos profundizar esta vez es el naked raku que muchos de ustedes conocerán o han sentido hablar. Es una técnica decorativa, que se realiza con una quema en horno a gas, tal como sucede con la técnica Raku, la pieza se extrae del horno incandescente dandole tiempo para que forme el craquelé superficial del esmalte gracias al shock termico que sufre una vez extraido del horno, luego se sumerge en un montón de aserrín, o material orgánico seco y luego se enfría en agua, a diferencia del Raku, se usa un engobe o desmoldante entre la pieza y el esmalte, esto evita que el esmalte se fije a la superficie, dejando penetrar el humo directamente en el bizcocho; una vez enfriada la pieza perderá el esmalte que le fue aplicado, dejando así relucir una superficie opaca con el efecto decorativo del craquelé negro.

En esta oportunidad me gustaría hacer demostración de otras dos técnicas decorativas que se pueden realizar con horno a gas para raku, una es la técnica del buchero etrusco y la otra el Baltic Raku, ambas donan a las piezas un efecto único.

La fecha para esta raku party, es el día viernes 29 de mayo.

La idea es estar ahí toda la mañana preparando el horno y las piezas y comenzar a hornear piezas, luego hacer una especie de pausa-picnic, y luego demostración de otras técnicas decorativas. con horno a gas.

La cuota de participación es de 60.000 pesos, donde estarán incluidos todos los materiales, instrumentos, comidas-bebibas, etc. Para quien quiera participar preparando los bizcochos con sus propios materiales la cuota es de 45.000 pesos.

IMPORTANTE

Quien quiera participar deberá modelar sus propias piezas, y llevarlas bruñidas y bizcochadas al encuentro, así que a trabajar! quién no pueda realizar las piezas puede participar igualmente ya que yo llevaré piezas de más.

Una vez que me confirmen su participación repartiré el material en los talleres (pasta, terra sigillata, piedras para bruñir).

DESCARGA AQUI EL DOCUMENTO CON LA INFORMACIÓN Y EL PROGRAMA QuemaHornoRaku

ESPERO SUS ADHESIONES, LES RECUERDO QUE NO QUEDA MUCHO TIEMPO PARA PREPARAR LAS PIEZAS!

CURVE DI TEMPERATURA

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All’inizio il tema del forno è sempre un problema, non sappiamo usarlo bene e tutto ci fa paura ma sopratutto non sappiamo quali curve di temperatura usare.

Ogni ceramista ha le proprie curve dipendendo dal tipo di lavoro che fa, ciò nonostante questo articolo ti sarà utile per capire un po di più sulle curve di temperatura.

Anticamente esisteva la figura del fochista chi era in grado di conoscere la temperatura all’interno del forno osservando il colore della luce al suo interno, questa figura aveva una grande sensibilità, una conoscenza del proprio forno e una lunga esperienza nel processo di cottura.

Alla fine del XIX secolo, rispettivamente in Germania e negli Stati Uniti, Seger e Orton svilupparono il metodo dei coni pirometrici. Questi coni permettono oggi di controllare che il forno arrivi a temperatura, sopratutto se è un forno fatto artigianalmente.

Oggi, il sistema più usato è rappresentato dai pirometri. Il pirometro fornisce in tempo reale l’esatta temperatura dettata da una termocoppia inserita all’intero del forno. La termocoppia è costituita da una coppia di conduttori elettrici di diverso materiale uniti in un punto e sfrutta un preciso fenomeno fisico detto effetto Seebeck. Infatti Seedeck scoprì che in un circuito formato da due conduttori di natura differente, sottoposto a un gradiente di temperatura, si instaura una differenza di potenziale elettrico. Il pirometro “traduce” la differenza di potenziale in differenza di temperatura.
In generale, integrare l’uso del pirometro/termocoppia con quello dei coni, almeno le prime volte che si adopera un forno, aiuta a conoscere meglio le modalità di cottura dello specifico forno.

Ora parlo in maniera personale perché ogni ceramista ed insegnante alla fine ha i suoi codici, quando parlo di bassa temperatura mi riferisco alle temperature che vanno dai 920°C ai 1050°C e quando parlo di alta mi riferisco alle temperature che vanno dai 1150°C ai 1300°C.

Quando vogliamo cuocere il biscotto, dobbiamo innanzi tutto temperarlo, questo perché? perché l’argilla ancora cruda deve perdere completamente l’umidità, quindi è di buona regola portare lentamente durante un’ ora il forno a 130 gradi e solo così non richiamo di far esplodere tutti i pezzi.

Dobbiamo sapere che anche se sembrano asciutti, i pezzi non lo sono mai completamente e quella perdita di umidità modifica anche la struttura interna, quindi ha bisogno del giusto tempo per perderla.

Tra i 300°C e i 900°C gradi le argille soffrono le più importanti trasformazioni:

Ai 300°C si elimina l’ acqua chimica, quella che si trova nelle particelle dell’argilla, provocando il fenomeno di sinterizzazione dove le particelle creano un legame più forte creando una resistenza meccanica più elevata.

Tra i 400°C e i 700°C bruciano completamente tutte le sostanze organiche che si trovano all’ interno.

Ai 573°C avviene là inversione del quarzo da alfa a beta, ma durante il processo del biscotto poco ci deve preoccupare.

A partire da 800°C prende il nome di biscotto, prende un’ altra durezza e risonanza.

Ogni tipo di argilla ha la sua temperatura di fusione, quindi dipendendo di cosa dobbiamo fare faremo il biscotto, la smaltatura successiva oppure la monocottura

Qui vi descrivo una curva tipo per biscottare una argilla rossa, state sempre attenti alle curve e le temperature, devono rispettare le temperaure di ogni terra adoperata!

BISCOTTO TERRA ROSSA O TERRA DA MAIOLICA

ORE °C

0-1 130

1-3 350

3-4 450

4-6 800

6-7 980

Per quanto riguarda una curva di smalto o cristalline a fine cotture manteniamo in stallo durante 20 min la temperatura finale in modo che gli smalti i esco a maturare ed assestarsi.

SMALTO MAIOLICA

ORE °C

0-1 130

1-3 300

3-5 650

5-7 800

7-8 940

15 MIN 941

Queste curve sono solo un riferimento e tanto per darvi un’idea, visto che le curve sono relazionate anche con la dimensione del forno, e con la quantità di pezzi che si trovano all’interno.

Solo dei buoni maestri e la esperienza vi aiuterà ad identificare le vostre curve di temperatura.

INGOBBI

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Adoro gli ingobbi, sono molto versatili e si possono fare in un infinità di colori, ma per quelli che sono alle prime armi vorrei spiegare cosa é per prima cosa un ingobbio. 

Gli ingobbì sono un rivestimento terroso utilizzato molto in ceramica. Per rivestimento terroso si intende un rivestimento che rimane poroso e che é coprente, per capirci la consistenza media di un ingobbio, é quella della barbottina.

Gli ingobbì si possono utilizzare in molte consistenze e qui comincia la parte interessante. Oltre l´infinità di tecniche che si realizzano con gli ingobbì come ii decori a pompetta, lo sgraffio, il marmorizzato superficiale, per dirne alcune, l´ingobbi ci permettono di giocare ed intervenire con la resa della superficie. Possiamo rendere una superficie liscia, strisciata, ruvida, con pennellate visibili ed in rilievo, sfumature, colori sovrapposti quale aquarello, e tante tante altre.

Questa é una ricetta base per creare l´ingobbio bianco, che poi potremo colorare con i coloranti artificiali o ossidi.

Questa ricetta é per un ingobbio che cuoce a 1040 gradi

70 argilla bianca
20 cuarzo
10 feldspato
10 Flux alcalino (alc.)

Questa invece per un ingobbio ad alta a 1230 gradi:

70% Argilla blanca (no caolino)
30% Feldspato

Solitamente aggiungiamo un 5% o 10% di pigmento dipendendo dal colore che vogliamo ottenere.

Una buona pratica é fare tante prove seguendo il metodo che vi ho fatto vedere nella tabella di questo articolo.

Poi una volta cotti, provare a dare una mano di diverse cristalline per vedere l´effetto finale e fare la seconda cottura

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Possiamo anche ottenere degli ingobbi granulosi aggiungendo delle sabbie ad esempio:

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in ogni caso, qualsiasi sia il colore, la densità e la granulositá del nostro ingobbio dobbiamo sapere che vengono utilizzati a durezza cuoio. A crudo non prende perché la superficie e troppo poco assorbente e in cotto non é possibile farlo per che si stacca completamente.

Gli artigiani di una volta e anche quelli di ora spesso rivestono le terre rosse, con l´ingobbio bianco per rendere la superficie bianca e poi dare un rivestimento vetroso con della cristallina invece di rivestire gli oggetti con lo smalto bianco che solitamente ha un costo molto più elevato.

L´ingobbio può essere dato a pennello oppure per immersione o aspersione, ma stando attenti nel caso dell´immersione a non darlo troppo denso, piuttosto leggero, altrimenti si rischia di rompere il pezzo.

possiamo anche creare delle superfici a rilievo, utilizzando una pompetta.

Generalmente sono una buonissima alternativa per iniziare a decorare nel caso non si sia ancora molto esperti con i pennelli, vista la quantità di colori che possiamo raggiungere. Utilizziamo questo tipo di rivestimento anche con le attività con bambini, visto che alla fine si tratta di terre colorate.

Dopo la cottura i colori cambiano, quindi fate sempre delle prove prima di fare qualsiasi cosa! Sperimentate anche diverse densità scoprirete delle sfumature bellissime!

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Ecco qui un elenco di alcune formule di ingobbì a bassa temperatura per fare degli esperimenti:

GIALLO
80 argilla bianca
20 ox. di zinco
20 pig giallo
20 flux alc.

OCRA

60 argilla bianca
26 quarzo
13 flux Pb.
8 pigmento ocra

SALMONE
70 argilla bianca
30 quarzo
0.5 ox. di ferro
20 flux alc

VERDE

70 argilla bianca
30 quarzo
3 ox. di cromo
30 Flux alc.

AZZURRO

70 argilla bianca
15 ox. de zinco
3 ox. cobalto
15 flux alc.

NERO

70 argilla rossa
25 quarzo
15 ossido di manganese calcinato
3 ox. di cobalto
30 flux alc.

CORDA SECCA

CUERDASECA La tecnica della corda seca è una técnica di decorazione cerámica nella quale gli smalti sono isolati da linee dipinte con un prodotto di materia grassa misto ossido di manganese, che durante la cottura  viene bruciata lasciando solo un tratto nero. Si parla di corda secca parziale o totale dipendendo dalla superficie, e se rimane invetriata o meno. Questo procedimento era già utilizzato in Susa, Irán nei primi secoli dell’Islam, ma è stata utilizzata molto poco in Oriente. In Occidente, la conosciamo a partire dalla seconda metà del X secolo secolo e si crede che questa tecnica si sia diffusa al Magreb dalla fine del XI secolo o all’inizio del XII. In questo articolo voglio spiegarvi la tecnica e i materiali occorrenti Continua in  TUTORIAL  LA TECNICA Per sviluppare questa tecnica esistono varie versioni che si sono sviluppate attraverso gli anni, alcune completamente lontane dalla tecnica originale. Ciò che determina la tecnica è la ricetta utilizzata per la corda secca. Le prime ricette contemplavano soltanto il manganese e il veicolo grasso, sufficiente per formare una pasta che diluita con acquaragia o trementina si potesse applicare col pennello sopra il pezzo ceramico. Successivamente si è aggiunto un fondente a bassa fusione (bisilicato di sodio, minio, composizioni di boro/sodio, ecc)  In altri casi si è sostituito il manganese per pigmento nero o una combinazione di entrambi. L’ elemento grasso ha sofferto anche quello dei cambiamenti, ha variato tra olio di oliva, olio di lino, e altri tipi di olio. Continua in TUTORIAL 

TERRA SIGILLATA

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La particolarita’ delle terre sigillate e’ che dopo la cottura risultano lucide ma non brillanti, sottilissime, impermeabili come gli smalti, ma senza quell’aspetto vetroso così evidente. L’uso di questa patina vetrificabile era gia’ conosciuta dai greci fin dal VI sec. a.C.: la patina si otteneva mediante peptizzazione di argille sedimentarie molto alcaline, la colorazione della sigillata a vernice rossa spazia in un’ alta gamma di sfumature cromatiche che vanno dall’ arancione chiaro al giallo\rosso molto tenue. Il procedimento di ricoprire il vasellame con vernice di questo tipo lo troviamo in tutto il mondo ellenico; tale tipo di ceramica e’ stata denominata in vario modo a seconda della provenienza.

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